Racconto di Natale
Scritto da Domenico Turco
con la collaborazione “natalizia”
di Martina Giardina
. 1 “IL PRIMO ELFO SULLA LUNA 🌙 ”
Gli
Elfi del Polo Nord, gli Elfi comuni non ammessi alla corte di re Babbo Natale,
abitano nella grande Isola Bianca, così chiamata perché costituita da un unico
blocco di ghiaccio magico che non si scioglieva mai. Su quel suolo fatato,
apparentemente del tutto simile alla banchisa polare, crescevano spontaneamente
ortaggi, piante commestibili e alberi da frutto da cui gli Elfi dell’estremo
Nord ricavavano ogni cosa utile a vivere nell’abbondanza 🌿..
In questo Paese di Cuccagna, dove regna un’atmosfera di fiaba, il Natale si festeggia ogni mercoledì, rispettando l’abitudine – tipicamente elfica – scambiarsi dei doni🎁 e di banchettare allegramente fino a tarda ora 🍰..
E fu proprio di mercoledì a mezzanotte che il giovane Buck si allontanò dalla Festa settimanale per fare una passeggiata solitaria al chiaro di luna 🌙. Invogliato dall’aria serena e straordinariamente mite, si avventurò fino ad spiaggetta di scogli dell’Isola Bianca 🏖️...
Da lì
vide alcuni strani animali posti ai piedi di un’altura piuttosto bassa, e
immaginò si trattasse di trichechi o foche. Ma giunto sul posto si accorse che
la realtà era ben diversa: a dormire
distesi a terra c’erano – “udite, udite!” – dei fantastici unicorni,
bianchi, rosa, o dalla livrea arcobaleno. Buck svegliò un unicorno bianco, che
si comportava perfettamente come un cavallo selvatico, e pensò bene di domarlo
sfruttando la telepatia elfica, che consentiva di trasformare entro qualche
minuto l’equino più irrequieto in un animale buono, mansueto e soprattutto
ubbidiente.
Ma,
ahimè, l’unicorno bianco cominciò a saltare e a saettare come impazzito, fino a
quando non si spinse in mare approfittando della bassa marea, e approdò su un
isolotto erboso. Buck cadde dal dorso
dell’unicorno imbizzarrito, ma fortunatamente un cespuglio di fiori artici 🌺 attutì l’atterraggio.
Qualche ora dopo il mare tornò a crescere, e l’Elfo vide la sua isola più grande con occhi spaventati e una certa nostalgia invase il suo cuore estremamente sensibile. Temeva non sarebbe riuscito a ritornare a casa, ma al colmo della disperazione si presentò la soluzione. Una grande aquila gigante di sua conoscenza planò a pochissimi metri; Buck vedeva spesso delle persone e altri animali in volo con questo ospitale pennuto-jet, che al massimo per i suoi giri chiedeva del cibo o dei sassi, materiale utile per edificare i suoi nidi annuali sugli anfratti delle vette più alte della zona.
Incuriosito,
Buck l’Elfo aveva fatto amicizia con il volatile, parlante, come tutte le
creature del Paese di Babbo Natale. Le chiacchierate, piuttosto brevi e strambe
tra i due, avvenivano nei pressi di una roccia enorme dove Teryandir – questo
era il nome del rapace – veniva a ristorarsi dopo le sue peripezie aeree.
“Teryandir,
se ti portassi dei nuovi doni, mi porteresti sulla spiaggia lunga dell’Isola
Bianca a volo? Dimmi cosa vuoi, e, quando mi avrai condotto in qu el posticino
carino carino che chiamo casa sarà tuo! Che ne dici?”. Teryandir scoppiò a
ridere per il buffo accento elfico e il tono infantile del suo modo di parlare,
non poteva rifiutare quello che gli veniva offerto in cambio di una scorrazzata
tra le nuvole: un intero carro traboccante di alghe “gnam-gnam” di primissima
qualità, alimento del quale le aquile giganti dell’Isola bianca erano molto
ghiotte…
Tuttavia
c’era un ostacolo non indifferente al passaggio chiesto dal Ragazzo Elfo: prima
il nobile Teryandir, discendente del Re delle Aquile Giganti, doveva fare una
visita di cortesia nientemeno che… nello Spazio! Infatti il Custode della Luna,
un petulante gnomo selenita di nome Flock con tanto di panciotto e cappello
verdi come la sua faccia di alieno, era stato contagiato da Starnutite cronica,
causata della fioritura dell’erbaluna, un’erba sconosciuta sul Pianeta
Terra ma non sul nostro pallido satellite, dove è molto usata nelle tisane al
posto del tè. A meno che non siate allergici come Flock della Luna…
Buck
scoprì tutto ciò in mezza giornata trascorsa nella Torre del Faro della Luna
con la mega-Aquila Teryandir e il piccolo gnomino verde che starnutiva di
continuo, in maniera così grottesca da dare l’impressione di una recita comica
in teatro, ma gli “etcì” e gli “etciummete” erano tragicamente veri!
La
fuga dalla Luna richiese un tempo ragionevolmente breve: l’Aquila era molto
veloce, al Ragazzo elfo rizzarono i capelli; un vento improvviso fece deviare
il pennuto dalla rotta, e si ritrovarono addirittura nel mezzo dell’Oceano!
2: “LA
BA LENA BIONICA” 🐳
La Balena
che salvò il giovane Elfo da un probabile annegamento nell’Oceano era il
cetaceo più strano che si fosse mai visto in quella davvero incredibile parte
di mondo 🌊. Non
che Buck ne avesse viste molte, avvistare balene non era cosa di tutti i giorni
e solo i più navigati lupi di mare – navigati nel vero senso della parola! – ne
incontravano così tante da aver perso l’abitudine di ricamare storie e
storielle su queste possenti creature…
Tuttavia
in base ai racconti ascoltati l’Elfo immaginava ingenuamente le Balene né più
ne meno che come dei pesci di dimensioni gigantesche, al punto di sfidare in
imponenza le Montagne più imponenti… ma erano pur sempre pesci! (In realtà dei
mammiferi “pesciformi”🐠 ma il
Ragazzo-Elfo faceva una certa confusione in fatto di regno animale!..)... Nulla
di paragonabile, comunque, alla Balena che accolse Buck con la voce metallica e
fredda dei robot, che si vedevano nei dintorni della reggia di Babbo Natale, pensò
il Ragazzo-Elfo.
“Benvenuto
nella Moby Dick, la nave madre della flotta
Santa Klaus… in cosa posso esserti utile?” Buck aveva capito: la balena
era in realtà un’imbarcazione super-tecnologica, un’invenzione geniale del
Signore di quei luoghi ai confini della Terra, con la quale intendeva raccogliere
e salvare in segreto più persone possibili dall’insidia di mari ed oceani,
anche se il nuovo ospite era caduto letteralmente dal Cielo.
L’Elfo
spiegò tutto l’accaduto alla Balena bionica. “Ti porterò su un’altra nave più
piccola, che è diretta proprio all’Isola
bianca, ma devi pazientare una o due settimane!”. La reazione del
giovane fatato dalle orecchie a punta fu di grande sconforto, ma ben presto la
situazione sembrò farsi più rosea quando la nave-balena parlante lo fece
condurre in una cabina non molto estesa tuttavia piena di tutti i comfort con i
quali l’elfo, cresciuto perlopiù tra i boschi con sporadiche “capatine” nella civiltà, non aveva
dimestichezza.
Passò
solo una settimana, e “Moby” annunciò l’avvicinarsi della “Calypso”, una
navetta piuttosto graziosa, simile ad un veliero di pirati. La speranza di
ritornare a casa si era adesso tramutata in certezza!
3: “Un
incontro inatteso” 🎅
Il Capitano del velierino salutò calorosamente l’Elfo, che ebbe la sensazione di una pre-conoscenza. Dove aveva già conosciuto quell’omone rubizzo con barba bianca, capelli bianchi lunghi, divisa lanosa bianca e rossa? Ci rimuginò un po', fino a quando non ebbe un’illuminazione: ma certo, si trattava del grande, mitico e inimitabile, assolutamente inimitabile, Babbo Natale 🎅 Buck, ancora “spruzzato” di acqua di mare, fece un goffo inchino, al quale Babbo Natale rispose ridendo così fragorosamente che il veliero sembrò vacillare, come nel bel mezzo di un uragano uragano🌪️…
Il
Ragazzo Elfo raccontò del suo bizzarro gironzolare che lo aveva portato dalla Terra alla Luna, e dalla Luna ai flutti
dell’Oceano, destando la curiosità di Babbo Natale 🎅, che ebbe un momento
di intensa commozione per la nostalgia dell’”esploratore per caso” nei
confronti dell’Isola dove era nato e dalla quale non avrebbe mai voluto
allontanarsi.
“Giovane
Elfo” – esclamò Babbo Natale – “anche se ti sei perso, non hai mai perduto la
Speranza! E tra poco tornerai a casa; è proprio la Speranza il vero spirito del
Natale: non importa quanto tu sia nei guai, se perseveri nella speranza ce la
fai!
Il
Capitano tornò al suo posto di guida, e da un contenitore mimetizzato nascosto
sotto il timone tirò fuori una bacchetta, che giostrò come un abile Direttore
d’orchestra, e d’improvviso la Calypso spiccò un magico volo, sulla rotta dell'Isola
Bianca…
Di
Domenico Turco & Martina Giardina
Canicattì,
21/12/2025 - Tutti i diritti riservati ©
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