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TERRA E CIELO - da "Acque Lustrali" (2003)

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ACQUE LUSTRALI - AUTOCOMMENTO

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La silloge Acque lustrali si presenta già a livello di costruzione come un’opera di carattere eclettico; tuttavia nell’eclettismo è possibile riscontrare un filo conduttore unitario, che consiste nella fluttuante alternativa tra realtà concreta e realtà sognata, certezza e pensiero, illusione e verità. Un altro elemento di aggregazione è dato da una rinnovata e ritrovata volontà di canto, di espressione lirica più che speculativa, e quindi dal ritorno al ritmo elegiaco più consono alla tradizione poetica del nostro Ermetismo, ed alle scuole che lo hanno preceduto, dagli Stilnovisti e Dante fino a Pascoli, Gozzano, D’Annunzio. Il ritmo elegiaco lascia comunque spazio anche ad una riflessione di stampo esoterico-religioso e metafisico. Cercare di spiegare in breve un lavoro che si è protratto nel tempo e che mi ha impegnato in un labor limae pluriennale non è semplice; mi limiterò a parlare di alcune delle poesie di più ardua decifrazione, tra i vari componimenti poetici che forman...

IL MONDO ETERNO (2006)

  La struttura complessa che stabilisce schemi e ariose aperture verso il nido filosofico, dal quale si dirama nuova vita d’ascesa intellettuale, registra in DOMENICO TURCO l’esclusività del pensiero in direzione temporale nel senso del punto estremo del concetto, attraverso IL MONDO ETERNO, laddove la contingenza del mondo sposa la trascendenza dell’ eternità, attraversa processi che assommano temi e approfondimenti nell’ordine della SPIRITUALITÀ, ESOTERISMO, NEW AGE – IL RITORNO DI ATLANTIDE.    Il viaggio del “filosofo” DOMENICO TURCO, compiuto nella sua nuova opera IL MONDO ETERNO , Elvetica Edizioni,   nella sua elegante e sobria forma saggistica, non perde la primigenia aura poetica che avvolge e travolge ogni volta la scrittura “colta” del giovane autore e studioso di Canicattì, al contrario ne fonde e ne trasfigura le intenzioni e l’esito, in maniera compositiva, strutturale, senza ripartizione di contrasto, ma nella simbiosi che scopre fertilità...

NUMI DEL SORTILEGIO, NON MI DITE... (1995)

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Dopo il promettente esordio di Sottovoce ci si attendeva, prima o poi, una doverosa conferma. Ed eccola giungere, puntualmente, a distanza di soli due anni, con questa densa raccolta dal titolo, tra il dichiarativo e l'enigmatico, Numi del sortilegio, non mi dite... Pur essendo libera nella sua struttura come la precedente, si ha tuttavia la sensazione che qui la materia ispiratrice riesca più compatta, tanto che si potrebbe parlare di un poemetto lirico o d'un canzoniere, con la pagina d'apertura che può fungere da prologo e l'ultima da epilogo. Nella tradizione epico-lirica, così come nell'oratoria e nella drammaturgia sacra e profana, al proemio si affida solitamente il compito non agevole di introdurre l'argomento che sarà al centro dell'opera. Volendo, vi si possono rinvenire le coordinate ideali, entro cui si svilupperà il discorso successivo. Ebbene, nella Invocazione d'avvio Domenico Turco denuda, per così dire, l'anima sua nel dif...

SOTTOVOCE (1994)

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Quando Giacomo Luzzagni, l'editore di questo libro, mi consegnò il dattiloscritto delle poesie di Domenico Turco dicendomi "dagli un'occhiata e dimmi che te ne pare", francamente non mi trovavo nella condizione di spirito adatta a immergermi nella lettura di testi poetici. Altri pensieri ed interessi stavano attraversando la mia mente in quel tempo. Ma la mia curiosità è tanta (soprattutto in fatto di poesia) e volli dare subito una scorsa a quel dattiloscritto dal titolo accattivante, Sottovoce. Lessi la prima lirica "In morte di Gregor Samsa" e rimasi spaesato, stupito, spiazzato come uno che si avventuri per caso in un territorio che non conosce. Sentivo in quei versi una strana sensazione di disagio e di sofferenza ben denotata da un forte vigore espressivo che mi riportava a certe atmosfere del simbolismo francese, a me particolarmente care. Volli sapere subito chi fosse l'autore e Luzzagni mi parlò di un ragazzo diciassettenne di...

I LIMITI E L'IMMENSO (2000)

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Il presente libro non può essere definito come una semplice raccolta di poesie, sebbene ciascuna di esse sia atta a suscitare interesse e piacere estetico in qualità di composizione a sé stante. La prima particolarità che colpisce ne I limiti e l’immenso è infatti la sostanziale organicità insieme all’ordinamento dei testi. Procedimento antipoetico? In realtà una strutturazione era quanto mai necessaria proprio perché i momenti apollinei sono rari in questa scrittura che privilegia invece –ma certo non per atto di volontà dell’autore –l’aspetto dionisiaco. Occorreva un ben formato contenitore per l’incandescenza immaginativa di cui Domenico Turco riempie queste pagine. Il libro risulta così suddiviso in quattro parti: 1. Vita di cristallo, 2. L’aurea zona, 3. Angelo infuriato, 4.Voci dal deserto. Ogni sezione contiene diverse liriche collegate da caratteristiche comuni o analogie cospicue dal punto di vista formale e tematico. Vita di cristallo costituisce collegamento con l...