ACQUE LUSTRALI - AUTOCOMMENTO
La
silloge Acque lustrali si presenta già a livello di costruzione come un’opera
di carattere eclettico; tuttavia nell’eclettismo è possibile riscontrare un
filo conduttore unitario, che consiste nella fluttuante alternativa tra realtà
concreta e realtà sognata, certezza e pensiero, illusione e verità. Un altro
elemento di aggregazione è dato da una rinnovata e ritrovata volontà di canto,
di espressione lirica più che speculativa, e quindi dal ritorno al ritmo
elegiaco più consono alla tradizione poetica del nostro Ermetismo, ed alle
scuole che lo hanno preceduto, dagli Stilnovisti e Dante fino a Pascoli,
Gozzano, D’Annunzio. Il ritmo elegiaco lascia comunque spazio anche ad una
riflessione di stampo esoterico-religioso e metafisico. Cercare di spiegare in
breve un lavoro che si è protratto nel tempo e che mi ha impegnato in un labor
limae pluriennale non è semplice; mi limiterò a parlare di alcune delle poesie
di più ardua decifrazione, tra i vari componimenti poetici che formano l’opera,
offrendo nel contempo la chiave per interpretare criticamente tutta la
raccolta.
PER YSOLT
Ysolt è il nome in francese
antico di Isotta, eroina legata tragicamente a Tristano, protagonisti della
leggenda, storia di un tragico amore, tra le narrazioni più diffuse in tutta la
letteratura medievale. La mia poesia comunque si differenzia notevolmente dalla
fonte, perché Ysolt da personaggio
diventa Musa ispiratrice, simbolo dell’attività creatrice del poeta.
UN SOGNO
Più che una poesia, è la summa di un’intera esistenza. La prima
parte della poesia è una riflessione sulla vita; fuori dalla fuga la luce
esplode nella vita, cioè la conoscenza autentica emerge nel momento in cui
l’evasione si rivela per quello che è: un effimero gingillo per menti abituate
alla mediocrità.
FRONDE D’ALLORO
È certamente la lirica più
enigmatica della silloge, anche se è ben presente e chiara agli occhi di chi
l’ha composta cercando di dare veste organica ad una estrema dispersione di
immagini, temi, ricordi personali e suggestioni derivate dal mito. Il titolo si
riferisce ad una doppia laurea, accademica e poetica, anticamente testimoniata
da una corona di alloro che veniva posta sulla fronte dell’aspirante dottore o
poeta; la prima parte (vv. 1-13) è una rievocazione fantastica (trasfigurata)
della mia laurea, conseguita a Palermo il 13 Dicembre 1999, una giornata fredda
e luminosissima. Le varie immagini non hanno una funzione determinata, sono
piuttosto volte a suggerire “il senso di un’elezione” (sono parole del poeta
irlandese Seamus Heaney) e di una prova che allora mi sembrava eroica e degna
di nota. L’Enigma della Sfinge è ironicamente lo stesso esame di laurea. Dal
verso 13 alla fine si ha, per così, un ritorno al presente, un presente
altrettanto numinoso e misterioso, in cui avviene la proclamazione del tutto
scorre eracliteo e della poesia come vento profetico, che cambia sempre
direzione, secondo il detto biblico “tessi/tessitore del vento” citato da Eliot
nel poemetto “La terra desolata” e da Joyce nel suo capolavoro narrativo “Ulisse”.
ANNUNCIAZIONE
Questa poesia è un referto
sulla mia concezione solare ed eroica dell’esistenza, visione del mondo pervasa
dalla gioia di vivere e tesa ad esplicarla in ogni situazione; inoltre è una
celebrazione della primavera, e di conseguenza del tempo che la rende possibile
nell’eterno ritorno delle stagioni. La citazione, “che tu sia la benvenuta, oh
Vita” è l’ultima frase di un’opera straordinaria, Il ritratto dell’artista da giovane di James Joyce, storia
romanzesca che racconta l’educazione estetica di Stephen Dedalus. Ho messo
questa frase perché incredibilmente vicina allo spirito che anima
Annunciazione.
DI LÁ DAI SIMULACRI
Dal punto di vista
concettuale, è probabilmente la lirica più ambiziosa della raccolta, in quanto
vuole sintetizzare alcuni dei temi fondamentali dell’esistenza, come l’amor fati (amore del destino) di
Nietzsche, l’evocazione dell’esigenza di approfondire i valori spirituali, il
superamento dei simulacri che si frappongono tra noi e la conoscenza autentica,
in senso esoterico-metafisico e religioso. È una lirica di carattere etico, ma
nel contempo esprime la necessità di collegarsi ad una concezione estetica, che
identifica bellezza e conoscenza. Mentre la prima parte è più esplicita, nella
seconda il messaggio è difficilmente riassumibile, dato il sapore esoterico e
filosofico dell’invito Segui la Via,
da intendere sia in senso evangelico-cristiano che in direzione della saggezza
orientale, come Via maestra in duplice accezione, esistenziale e spirituale. Morte in Vita indica la condizione di
paralisi generale dello spirito, fumosa accidia che impedisce la realizzazione
di ogni cosa, soffocando l’esistenza in una assenza di progettualità. L’Eroe
del fuoco è chi riesce ad abbattere i simulacri delle irrealtà che formano il
mondo dell’esperienza sensibile, per raggiungere la realtà assoluta indicata
dalla Via, da qui l’invito volto dalla Vita personificata a cogliere un disegno
provvidenziale nelle vicende umane a cui comunque il poeta non è sempre
d’accordo, per es. nei casi di gravi eventi negativi, che non possono
giustificarsi razionalmente. L’invito a seguire la Via maestra è soprattutto da
intendere nell’ottica dell’autocompimento esistenziale.
LA SORGENTE
Questa lirica si regge su dei
legami piuttosto sottili ma evidenti, nel senso che il suo tema è la
celebrazione dell’esistente come e in quanto rivelazione del trascendente. La
bellezza è la chiave d’intesa per la conoscenza, un mondo così straordinario
non può essere opera del caos, è respiro dell’ineffabile. La prima parte è una
sorta di inno pagano al VENTO DELLA SERA, inteso qui come un nume tutelare, un
messaggero di realtà misteriose. Nella seconda parte ci sono riferimenti
all’acqua, alla rigenerazione spirituale, alla Sorgente, cioè la fonte divina
del Bello, del Vero, del Buono, fonte irraggiungibile e sempre cercata nella
nostra vita di tutti i giorni. La terza parte è divisa in tre frammenti lirici:
il primo è una variazione sulla vita (i giorni). Un volo pindarico suggerisce
l’immagine degli uccelli (le creature di luce), a cui si associa un piccolo
ricordo personale, legato all’infanzia, e, sempre per analogia, dal numero
Sette si richiama l’immagine associativa delle Sette Porte di Tebe e della
leggendaria figura di Tiresia, Il Veggente, il cui volo è metafora del
superamento dei limiti contingenti in direzione della realtà assoluta, che
coincide con la Sorgente stessa. Anche il cigno bianco della poesia va inteso
come simbolo apollineo e solare, di carattere esoterico e mistico (vd. il mito
del cosiddetto canto del cigno).
ALL’OMBRA DELLA ROCCIA GRIGIA
Il sottotitolo Le metamorfosi
del santo chiarisce i temi della poesia: un martire giunto alla soglia del
paradiso, ripercorre gli episodi della sua vita, confusa con tutte le vite
passate, presenti e future. Il tema del martirio è connesso alla metamorfosi,
intesa simbolicamente come momento di trasformazione spirituale. La Roccia
Grigia simboleggia la Chiesa come comunità credente universale depositaria
dell’insegnamento cattolico.
ALTRE STAGIONI
Questa poesia indica
l’esigenza di altre stagioni, cioè di un diverso modo di concepire il nostro
rapporto con il Tempo, all’insegna del culto della bellezza e dei valori
estetici più alti e nobili, secondo una doppia ispirazione, lirica e
filosofica, emozionale e razionale.
LE VIE DELLA BELLEZZA
La poesia celebra una figura
divina che rinvia al pagano Apollo, e al Dio della tradizione
ebraico-cristiana, confusi in una prospettiva di superamento del millenario
conflitto paganesimo-cristianesimo. Oggetto della poesia è un rinnovato e
ritrovato entusiasmo per il miracolo quotidiano dell’esistenza. Il Dio del Sole
si contrappone al dio dei Misteri, Dioniso, personificazione dell’ebbrezza e
dell’edonismo fine a sé stesso. La seconda parte della lirica offre una
visione-rivisitazione di un episodio narrato nel Canto XI dell’Odissea, quando
Ulisse giunge all’Ade per interrogare Tiresia sul suo ritorno in patria; torna
qui la tematica metafisica del futuro da inventare nella prassi profetica e
poetica, secondo il binomio veggente-poeta presente nel mondo antico e nel mondo
moderno (soprattutto in Rimbaud).
Di Domenico
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