DI LA' DAI SIMULACRI
Colpiti
dalla frenesia dei miti
fuggiamo
dalla notte come pesci
che
scampano alle reti, impediti
e
vinti dal Tempo, ostile demone
dagli
"occhi di brace", Caronte
o Gerione,
fratelli dell’Arcangelo…
Che
tu sia maledetta, Morte in Vita: di morte
ce
ne può essere una, una e basta!
Cosa
rappresenti tu, se non fumosa accidia?
Come
vivrai, senza la mia creta spirituale?
Come
potrai gridare, ormai priva
della
voce che usurpasti al mio cuore?
Per
quanto viva, della vita
porterò
lieto l’immane fardello:
troverò
modo di restare in piedi
anche
quando Scirocco soffia forte
e
l’onda immensa ci tenta, ma non mi travolge!
Cerco
la torre del vento, rifugio di corvi,
la
cerco con gli occhi
fieri
e feriti da una calda luce, alone
di
dolce fiamma, di fiamma – come il rogo
che
dannò l’innocente al paradiso…
Chiuso
nel saio di foglie riarse
tornò
l’Eroe del fuoco – trasformista –
poi
la Vita, con voce sibillina:
"segui la Via, di là dai
simulacri
che serrano nel piombo la
realtà.
Viaggiatore,
onora il tuo destino!".
Sentii dolenti note nell’aria musicale
quando Lei mi toccò
i capelli al vento… e fui di colpo
un ramo di mirto insanguinato, un rametto
parlante nel giardino delle fate,
anguilla sbalzata da fiume o mare
- acque lustrali, vellutate al tocco
delle mani gentili a primavera…
Domenico
Turco - da ACQUE LUSTRALI (Venilia Editrice 2003)
Proprietà
letteraria riservata@

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