"Hans Thorkild" di Roberta Strano
Hans Thorkild è il
suggestivo titolo del primo romanzo della poetessa e scrittrice siciliana Roberta
Strano, che nell’elaborazione di questa
straordinaria avventura narrativa l’autrice
non si è ispirata ai miti dell’estremo
sud ma alle saghe del profondo nord. In particolare, la vicenda leggendaria che
ha maggiormente affascinato l’Autrice è
stata la storia d’amore di Tristano e Isotta, soggetto di molte opere di età
medioevale, ripresa nell’Ottocento da Richard Wagner.
Tuttavia la
scrittrice non si limita a riprodurre pedissequamente la vicenda dei due
sfortunati amanti, ma, sulla base di essa, sviluppa un intreccio narrativo assolutamente originale,
che ben si coniuga con la sua scrittura ispirata e a tratti lirica,
stilisticamente inconfondibile.
Un altro aspetto da
non sottovalutare riguarda la straordinaria cornice temporale prescelta;
Roberta sottrae la leggenda al regno del mito “calandola” in una realtà storica
(ma anche geografica) ben precisa. Tutto prende le mosse nel 1064, un biennio
prima della famosa battaglia di Hastings, che diede inizio alla conquista
normanna dell'Inghilterra da parte di Guglielmo I il Conquistatore.
La controparte era
rappresentata da Harald III re di Norvegia, contendente dello scettro inglese,
peraltro ancora nelle mani di Edward il Confessore. Protagonista del romanzo è
proprio il nipote dello stesso Harald III, il giovane conte Hans Thorkild, al
centro di un’intricata girandola di avvenimenti che si svolgono tra Norvegia e Inghilterra.
Hans ha solo ventidue
anni e sembra avviato ad una gloriosa carriera militare. Tuttavia l’opera non si
limita a raccontare la storia del giovane protagonista, non può essere ascritta
al genere biografico, perché molto variegata e movimentata: si alternano infatti
scene di battaglia, amori, tradimenti, episodi di violenza, piccole e grandi
tragedie personali o collettive.
Ricollegandosi alla vicenda
romantica ante-litteram di Tristano e
Isotta, Roberta Strano dà molta
importanza all’amore, descritto nelle sue più varie manifestazioni: amore spirituale,
platonico, passionale, etc… Questa
straordinaria fenomenologia del legame amoroso
non viene espressa “filosoficamente” ma attraverso la fitta trama di situazioni, contingenze ed eventi raccontati con eccelsa
maestria nel corso del libro.
Figura estremamente
carismatica, Hans Thorkild è il classico eroe romantico, che potrebbe spezzare
il cuore di ogni donna, tuttavia egli è legato alla sua Isolde da un sentimento
profondo e sincero, assolutamente ricambiato. Caratterialmente, Hans dimostra
di avere una spiccata personalità, ma il movente delle sue azioni è una forte e
ben radicata moralità, che verrà messa a dura prova dalle circostanze
estremamente avventurose e drammatiche che sperimenterà.
L’opera può rientrare
nel genere del Bildungsroman, o romanzo
di formazione, dal momento che descrive una significativa evoluzione del protagonista
scandita da emozioni, pulsioni, progetti,
atti e gesti colti nel loro sorgere all’interno della psicologia del giovane
conte scandinavo, una psicologia alquanto complessa, con infinite sfumature.
Questa è una delle ragioni del fascino di un’opera che stupisce e affascinail
lettore, guidato nel suo autonomo itinerario da Roberta Strano, che si rivela
un’abile stratega narrativa, profonda conoscitrice dei canoni e delle regole
dell’invenzione letteraria.
Il mondo di Hans Thorkild è piuttosto problematico. Notiamo
ad esempio un richiamo costante a valori di stampo tradizionale, come la
fedeltà alla propria terra, il coraggio, la virtù e la pietas religiosa, tuttavia sono presenti orientamenti di
comportamento che sconvolgono certezze acquisite e scuotono dalle fondamenta
una visione della vita armoniosa e priva di particolari tensioni.
La fine imprevista
quanto improvvisa dell’amore tra Hans e Isolde segna lo spartiacque tra la
serenità edenica dello stato di natura e la coscienza
infelice come rottura che sembra irrimediabile di un equilibrio solo
apparentemente contrassegnato dalla stabilità. Il giovane protagonista va in
crisi, scopre il sapore amaro delle lacrime. Ad un certo punto abbraccia la
fede, alla quale attribuisce il significato di una fuga ascetica dal mondo per
sfuggire alla morsa del male che lo attanaglia. Qui si può cogliere una
concezione tutt’altro che consolatoria della religione, che non è antidoto alla
sofferenza dell’uomo o rifugio, ma drammatica presa d’atto della vanitas vanitatum di biblica memoria,
comprensione dell’umana e profana tragedia. Tuttavia neanche la fede basta a
placare l’inquietudine di Hans Thorkild, uomo d’armi e d’azione, senza nessuna
vocazione per la preghiera o la meditazione. Pur senza aver mai dimenticato
Isolde, il conte dell’estremo nord finisce a malincuore tra le braccia di
un’altra fanciulla, la dolce Angel, perdutamente innamorata di lui, che non
ricambia. Molto toccante il dramma nel
dramma di questa ragazza, che crede di aver
trovato finalmente l’anima gemella, e, pur ottenendo la mano del giovane, vive
sempre con una sensazione frustrante di incompletezza questa relazione, nata sostanzialmente
dall'interesse e consolidata in virtù di un’auto-illusione che la intrappola e
da cui non riesce a liberarsi. Sarebbe riduttivo però considerare l’opera in
oggetto come romanzo rosa, o sentimentale, perché l’amore non esaurisce tutte
le tematiche del libro, che è anche testimonianza letteraria e referto storico
sull’epopea dei Vichinghi, popolo non a
caso definito dall’autrice “primitivo, feroce, ma in realtà ricco pure di
cultura e iniziativa”.
Di Domenico Turco - Proprietà letteraria riservata@

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