IL PONTE DELLA SEPARAZIONE - Giovanna Pandozy

 

Il Ponte della separazione. Questo è il suggestivo titolo dell’opera pubblicata dalla scrittrice di saggistica Giovanna Pandozy, che può essere considerata una sorta di referto sul Kali-yuga, l’età oscura contemporanea. Giovanna Pandozy nella sua analisi dell’era della crisi perviene alla via del distacco propria del saggio, dell’uomo che resta in piedi e non si abbatte neanche in mezzo alle rovine.
L’eccezione, il ritrarsi di fronte alla massa ed ai suoi miti negativi è l’atto supremo di sfida ad un mondo che sembra sempre più allontanarsi e allontanarci dalla verità, dalla bellezza, e dall’ideale dell’autorealizzazione,  inteso in senso superiore, nella prospettiva dell’essere più che del divenire, non molto diversamente da come lo intendevano le principali tradizioni spirituali d’Oriente, d’Occidente e degli altri cicli di civiltà.
Finchè l’umanità esiste, c’è ancora speranza. Finchè l’umanità lotta, magari tra sangue e lacrime, soffrendo e arrancando, l’umanità può ancora vincere. Questo è il messaggio straordinario del libro, ma non è l’unico.
Opera di sintesi, estremamente densa e lucida, Il Ponte della separazione invita a trascendere i limiti per proiettarsi in una nuova dimensione e visione dello spirito che fa piazza pulita dei luoghi comuni, delle ipocrisie e del facile ottimismo di maniera, che fa velo ed offusca la vista sulle cose, facendole apparire differenti da come sono nella realtà.
Se si vuole cercare un filo conduttore unitario del saggio, lo si può trovare nel concetto di Bene, da intendere sia in chiave etica che metafisicamente, secondo la lezione di Platone e della sua dialettica.
Giovanna Pandozy riflette sul Bene,  grande asse portante del pensiero antico, ma valido in tutte le epoche in virtù del carattere eterno ed atemporale che lo connota. Il frutto di questa interrogazione di alto profilo è la ricerca di soluzioni alternative alla cultura della crisi contemporanea, additando una serie di approcci corretti e di originali aperture di senso…

Spesso la critica assume un tono aspro e tortuoso, volutamente criptico e in apparenza di difficile decifrazione. Ma non si tratta di solipsismo, o di ermetismo fine a sé stesso, tutto è funzionale ad un’esigenza di astrazione che impegna interamente l’autrice sul fronte della contrapposizione radicale ai mali teoretici del nostro tempo, dal nichilismo al relativismo selvaggio. Che, sotto le forme di pensiero, debole o della differenza, mina le basi stesse di ogni prospettiva spirituale forte, la quale rifiuta i compromessi e la logica della doppia verità, per concentrarsi sull’unica possibile via di salvezza, che va riconosciuta nel cambiamento e nell’evoluzione della coscienza planetaria. Evoluzione che deve prendere le mosse da una totale rivoluzione interiore finalizzata ad una crescita esponenziale dell’io in termini di rinnovata profondità e di maturità sul piano etico-spirituale, sociale, politico e persino ecologico. 

Di Domenico Turco – Tutti i diritti riservati@

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